Liberiamo una ricetta: Le scrippelle “mbusse” di Nonna Annunziata

freearecipe2E’ arrivato il momento.
Come l’anno scorso, anche quest’anno abbiamo deciso di diventare Foodbloggers per una giornata trasformando le nostre case virtuali in altrettante cucine (più o meno serie).
Perchè alla fine ciò che conta non è il risultato da Chef pluripremiato.
L’importante è ritrovarsi uniti/e nella stessa giornata a condividere qualcosa.
E se poi quest’anno, oltre alla parte culinaria, ci si aggiunge il lato serio, beh, non potevo proprio dire di no!
Anche stavolta in cucina avrò delle ospiti.
Tre, per la precisione: Francesca “Siby”, Michela e Giorgia.
E siccome ciascuna di loro contribuisce con una ricetta assai gustosa ho pensato di dedicare loro un post.
Per cui quest’oggi, subito dopo quello che state leggendo, saranno pubblicati, a distanza di pochi minuti, anche gli altri tre.
Pronti?
Intanto vi spiego il perchè ho scelto questa ricetta e, a fine post vi do qualche info più dettagliata sull’evento di oggi (perchè ricordate: non è mai troppo tardi per partecipare!!)

Perchè le Scrippelle “mbusse”

Mia nonna paterna era abbruzzese.
Era una donnina piccina. Ma con una forza (anche fisica) che avrebbe smosso un palazzo da sola.
Aveva tirato su cinque figli (mio padre il più piccolo), con la severità e il cipiglio del vero uomo di casa.
Insomma: era una che sapeva farsi rispettare!
Da piccola mi ricordo soprattutto la cucina di mia nonna.Dai dolci ai primi piatti, tutto aveva un sapore genuino e d’altri tempi.
E l’inverno per me era sinonimo di scrippelle.

Ora vi chiederete: ma che sarebbero ste scrippelle?

E sono le crespelle, l’equivalente abbruzzese delle crepes (anche se, a sentire la nonna, sono i francesi che con le crepes hanno copiato le scrippelle…per la serie è nato prima l’uovo o la gallina? Non lo sapremo mai).

E “mbusse”?

Eh…sarebbe in brodo (dico bene, amiche abbruzzesi?) 😉
Ora io metto subito le mani avanti.
Non sono una foodblogger.
E non sono nemmeno esperta di cucina regionale.
Per cui se notate imperfezioni nun m’ammazzate! 🙂

Eccovi la ricetta:

Per le scrippelle occorrono, per ciascun commensale

1 uovo
2 cucchiai rasi di farina
1 bicchiere di acqua tiepida

Per il brodo, beh, fate voi! (io ho usato pollo e tacchino, oltre a carote cipolla e sedano…ma insomma, fate il brodo che preferite! Come sono precisa hahahahaha).

Iniziamo dalle scrippelle.
Mescolare uova e farina e aggiungere l’acqua a filo.
Sbattere bene (attenzione ai grumi, mi raccomando), meglio ancora se delegate l’operazione alle giovani forze presenti in casa vostra.
Ungere un padellino (la nonna usava strofinare su il lardo o il guanciale) e farlo scaldare sul fuoco per bene.
Aggiungere un mestolo scarso del preparato ottenuto precedentemente (le scrippelle devono essere assai fine, quasi trasparenti), far cuocere da un lato girare e far cuocere dall’altro lato.
Se la prima scrippella vi viene una ciofega non disperate: è normale, dicheno.
Potrebbe essere normale anche per la seconda, un po’ meno per la terza.
Diciamo che dalla quarta cominciano ad assumere un aspetto decente (quindi magari quando preparate la dose, considerate un commensale in più!).
Finita la faticaccia con le scrippelle è tutta in discesa.
Le lasciate raffreddare e nel frattempo preparate il brodo.
E per un paio d’ore siete più o meno libere di fare altro…
Una volta pronto il brodo prendete le scrippelle, del parmigiano, o pecorino, o entrambi e mettetene una striscia a mo’ di ripieno della crepe (pardon, scrippella) e poi arrotolate bene.
Come un cannellone ma più stretto (tipo una sigaretta)….quindi non prendete la foto qui sotto come esempio, ehm 😉
La scrippella così ottenuta andrà adagiata su un piatto fondo.
Continuate a preparare le scrippelle nel modo sopra descritto fino a riempire i piatti necessari per il pranzo (o la cena). Di norma una porzione è di 4 scrippelle a testa (ma può variare a seconda degli appetiti ecco).

freearecipe1

E poi?
Facile: Si prende il brodo precedentemente preparato, che deve essere bello caldo, si versa nei piatti con le scrippelle…e si serve!

Buono, gustoso e che sa di cose belle. 🙂

Info aggiuntive sull’evento

Vi dicevo all’inizio che quest’anno oltre le ricette c’è di più.
Nello specifico:
Tutti i partecipanti, infatti hanno deciso di donare l’equivalente della spesa per il piatto a sostegno della mensa per i rifugiati gestita dal Centro Astalli di Roma.
In questo modo inviteremo a tavola con noi, virtualmente, anche una persona che è dovuta scappare dal suo Paese per fuggire alla guerra e alla persecuzione e che qui in Italia deve ricominciare da zero.
Si può effettuare la donazione tramite bonifico bancario, conto corrente postare o anche online, attraverso Paypal. Tutti i dettagli qui:
Dopo il 31, chiunque lo desideri potrà partecipare a un turno di servizio presso la mensa del Centro Astalli di Roma e/o a un incontro sul tema dei rifugiati organizzato da Chiara Peri, per conoscere meglio questa realtà.

Insomma noi il piatto lo abbiamo preparato.
La donazione è in viaggio.
Speriamo che qualcuno dell’ultima ora decida di aggregarsi a questa splendida iniziativa.

Io vi saluto momentaneamente con il motto dell’evento, ovvero:

“Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia.Questa ricetta la regalo a chi legge. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web”

Per maggiori info potete leggere direttamente qui

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9 thoughts on “Liberiamo una ricetta: Le scrippelle “mbusse” di Nonna Annunziata

  1. Che meraviglia, quanto sono contenta da abruzzese che mi posti questa ricetta e non ti preoccupare, Scialba della Zozza di commensali ne deve aggiungere almeno tre prima di fare delle scrippelle poco poco decenti. E se ti interessa, m’busse vuol dire “bagnate”. Perchè le scrippelle si usano in primo luogo per il timballo di scripelle, che è la lasagna al ragu e piselli senza besciamella, con le scrippelle al posto della sfoglia.

    • Oh cara,
      La lasagna di scrippelle e’ stato il piatto che mi preparo’ la zia di papà la prima volta che andai a trovarla in Canada (e’ l’unica rimasta in vita, ha 101 anni, ne dimostra almeno 20 di meno e veste come il nonno di Up) 🙂
      Son contenta di averti fatto piacere…ma tanto contenta 🙂

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