Ricordi londinesi – La vendetta (297/365)

Come dire…a volte ritornano!
Ho lasciato passare qualche giorno prima di scrivere questo post.
Perchè volevo assaporarne ancora il ricordo per conto mio prima di condividerlo.
E anche perchè la scorsa settimana è stata all’insegna di una non proprio favolosa influenza che ha devastato la sottoscritta (e i cui effetti sono in parte presenti anche oggi).

Se la mia tre giorni con la Francy è stata caratterizzata da un’atmosfera molto adolescenziale, stavolta si è trattato proprio di un viaggio di famiglia.
Ci siamo divertiti un mondo, abbiamo riso, camminato in lungo e in largo, fatto mille fotografie.
E sicuramente, io e il marito siamo tornati bambini per un po’.

In effetti, da come era inziata, la vacanza non prometteva nulla di buono.

Me devo preoccupà??

diceva l’ultimo messaggio inviatomi via Whatsapp dalla Chiara quando le avevo accennato che eravamo usciti da una situazione non molto piacevole, ma senza darle ulteriori spiegazioni.

E sarebbe stato anche quello che avrei voluto dire al tipo della dogana inglese.
Perchè, in effetti, ecco…abbiamo rischiato di tornare in Italia a tempo di record.
O, meglio…mio marito.
Che aveva si il passaporto…ma non il visto.
Perchè nessuno ci aveva detto che sarebbe servito (su ditelo: l’Inghilterra non ha aderito allo Schengen…e me lo sono ricordato solo davanti al controllo doganale…!!)

Comunque, dopo questo strambo benvenuto in quel di Stansted, la vacanza è proseguita senza nemmeno un intoppo.

Dal primo musical di Saruccia e marito (e prendere nota: da oggi Wicked si chiama, almeno per il consorte, Elphie…), apprezzato da entrambi e ricordato da me (nonchè da tutta la platea presente quella sera…) per un tentativo della mia piccola peste di rubare la scena a Louise Dearman (Glinda) in Popular (immaginate la scena: silenzio di tomba, l’attrice si appresta a cantare il ritornello della canzone e, dalla decima fila si sente una voce squillante intonare un Populaaaaaaaar!) 🙂

Alla visita a Buckingham Palace per il cambio della guardia (e per il saluto regale, of course!).

Dai Kensington Gardens, con i suoi pennuti in libertà e il sole splendente

Ad Hide Park e il suo tradizionale Winter Wonderland, fatto di attrazioni natalizie, chioschi di cibo di varia natura e l’immancabile mercatino di Natale.

Dalla cena libanese con Barbaretta e consorte (il quale ha fatto anche in modo che il nostro soggiorno in hotel fosse decisamente oltre le nostre aspettative), una di quelle serate perfette in cui tutti i pezzi combaciano l’uno con l’altro in modo naturale.

Allo shopping assai compulsivo e di ogni genere che, alla fine ha compreso anche l’acquisto di un nuovo trolley…

A tutte le volte che la Saruccia mi ha chiesto:

Come si dice in inglese?

(il vero mantra di questa trasferta familiare…).

Sono felice di aver fatto questo mini viaggio.

Perchè per troppo tempo ci siamo negati queste fughe tutti insieme.
E abbiamo sbagliato.
Perchè è stato tempo di qualità speso insieme alle persone che amo di più.

E non credo serva aggiungere altro.
Pensato da

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