Writing Tuesday: Semplice (262/365)

La lista

E’ un mattino di inizio inverno.
La grande casa colonica si anima di voci, suoni e profumi.
Poco per volta.
Come si conviene ad una signora bene educata.
Mancano tre settimane al Natale.
E, Janet se ne rende conto, ci sono ancora tante cose da fare prima della grande cena della vigilia.
E’ per questo che ha preparato una lista.
Lei è espertissima in liste.
Perchè rendono la vita decisamente più semplice.
Janet ne compila di ogni tipo: per la spesa, per ricordare cosa portare durante un viaggio.
Ha la lista per rifornire la cassetta del pronto soccorso e quella che le ricorda cosa cucinare ogni santo giorno.
E poi, ovviamente, ne ha una segreta, anzi: segretissima.
Si tratta della lista delle cose da fare almeno una volta nella vita. E soltanto lei ne conosce il contenuto.
C’è bisogno che ve lo dica?
E’ di fatto la lista più lunga che Janet abbia mai compilato.
Qualche punto qui e la è anche riuscita a depennarlo:

  • Visitare Disneyland
  • Fare una foto con un personaggio famoso
  • Fare un lancio con il paracadute.

Non è un gran traguardo, a dirla tutta.
Soprattutto ripensando a tutte quelle cose che avrebbe potuto fare in passato e alle quali ha rinunciato.
Per paura.

Il viaggio in Europa che ha sempre rimandato, con una scusa diversa ogni volta (i genitori troppo preoccupati, il clima più rigido, il fidanzato di allora che non era molto concorde a lasciarla partire…).
La telefonata a quell’editore famoso…posticipata all’infinito e poi dimenticata in un cassetto.
La conclusione della sua serata con Jim.

Eh si. Jim.
Il suo amico d’infanzia.
Il confidente di una vita.
Colui al quale raccontare le delusioni d’amore, le speranze, gli episodi allegri e quelli più tristi.
La spalla sempre pronta a confortarti.
Proprio lui, il burlone, l’anima delle feste. Il fratello che ha sempre desiderato.

Lo stesso che, senza preavviso, una sera d’estate, le confessò di amarla.
E non si limitò soltanto a quello.
Janet ricorda ancora la spiaggia, la luna seminascosta da una nuvola passeggera.
E Jim che, seduto sulla sabbia vicino a lei, all’improvviso la prende per mano e si dichiara.
E prova a baciarla.

Un bacio mai avvenuto.
Stroncato sul nascere da Janet, corsa via senza voltarsi indietro.

Quindici anni.
Tanti ne sono passati da quella sera.
Chissà perchè l’episodio è tornato tra i suoi pensieri proprio oggi.
“Sarà colpa della lista” – pensa Janet – e torna a concentrarsi sull’organizzazione della cena per la Vigilia.

“Chissà cosa ne è stato di lui, dopo tutto questo tempo” – si ritrova a domandarsi.
Non si sono più rivisti dopo quella fatidica serata.
Non riesce a spiegare il perchè.
O, meglio, Janet è consapevole del fatto che difficilmente sarebbe riuscita a guardarlo negli occhi senza provare vergogna per essere scappata via in quel modo.
In un paio di occasioni aveva anche provato a telefonargli. Ma non era mai riuscita a comporre il numero.

Poi Jim se n’era andato via.
In Europa, dicevano i suoi genitori.
A frequentare un corso di Alta Cucina a Parigi (lo stesso che Janet non aveva avuto il coraggio di frequentare), per poi stabilirsi in modo definitivo a Barcellona (la città dove Janet, secondo quella famosa lista, avrebbe voluto vivere).

E lei, a poco a poco, ha smesso di chiedere. Si è guardata intorno. Ha ricominciato a vivere come se nulla fosse accaduto.
Ma non si era mai sposata.
Anzi, ogni volta che aveva il sentore che lo spasimante di turno fosse vicino a dichiararsi, beh…lei, prontamente, lo mollava con una scusa più o meno plausibile.

E l’editore?
La sua passione per la scrittura era forse l’unica cosa che non si era mai affievolita.
Ma invece di  dedicarsi ai romanzi storici, la sua passione di sempre, aveva ripiegato per le storie per bambini.

“Mi riesce semplice scrivere per loro” – dichiarava sempre.

“Ammettilo, non si tratta di semplicità: hai paura di confrontarti con le tue capacità!” – le disse una vocina dentro di lei.

<<Non è vero!>> – si sentì rispondere ad alta voce.

Si guardò intorno: la proprietaria del negozio di fiori la osservò preoccupata, continuando, però, a mantenere il suo sorriso più professionale.
Ok, ai fiori ci avrebbe pensato un altro giorno. Quando e se fosse riuscita ad evitare di rispondere a sé stessa ad alta voce…
Janet sbirciò ancora la lista:

Scegliere il Menù dall’azienda di Catering.

Era stata una sua vicina di casa a consigliarle proprio quella ditta, attiva da poco in città, ma con una reputazione di tutto rispetto.
Quella era la prima volta che si recava a discutere i dettagli della cena con i proprietari.
I contatti iniziali erano stati presi direttamente dalla sua vicina di casa.
L’ufficio e il laboratorio dell’azienda di catering si trovava proprio nel centro della città, in una graziosa palazzina d’epoca.

Janet fece per bussare alla porta d’ingresso ma qualcuno dall’interno la anticipò…e lei si ritrovò faccia a faccia con una ragazza dai capelli variopinti e un curioso pearcing sul naso a forma di cupcakes.

<<Salve, io sono Nora! In cosa posso esserle utile?>> – disse la ragazza nel tono più brioso che Janet avesse mai sentito.
<<Sto cercando la proprietaria. Devo decidere il menù per una cena. Ho un appuntamento. Mi chiamo Janet Andrews.>>.
<<Con IL proprietario, vorrà dire! Provvedo subito ad avvisarlo. Intanto, prego, si accomodi pure!>>.
E trascinò Janet su un divanetto color lampone.
In realtà il posto non era niente male: pareti color crema, con una quantità impressionante di foto di torte ed eventi culinari posizionati strategicamente un po’ ovunque.
E’ davvero un posto rilassante” – pensa Janet guardandosi intorno –

<<Come vorrei essere proprietaria di un’attività come questa!!>> – si ritrovò a pensare a voce alta…

<<Non immaginavo che il tuo sogno fosse quello di aprire una ditta di catering, Janet!>> – disse una voce profonda alle sue spalle – <<A proposito: come stai? Sono passati molti anni dall’ultima volta che abbiamo avuto occasione di scambiare quattro chiacchiere>>.

E come in un flashback si ritrovò di nuovo a guardare negli occhi Jim.
Che, a parte qualche minuscolo segno degli anni che si erano lasciati alle spalle, era sempre lui.
Il tizio dal sorriso contagioso e dai modi affabili.
L’amico dimenticato in qualche angolo del passato.

Si sedettero ad un minuscolo tavolino color crema, che fungeva da postazione per gli assaggi dei clienti.
E, tra una tazza di tè e un cupcake si ritrovarono a raccontarsi brandelli di vita che l’altro non aveva avuto modo di vivere.
La compagnia era talmente piacevole, l’atmosfera così familiare, che Janet si chiese perchè, anni prima, non fosse riuscita a fare ciò che stava facendo in quel momento.
Parlare con Jim.
Ridere insieme a lui.

Non ci sarebbe stato mai nulla di più semplice al mondo di quello che accadde quella sera.

Perchè Janet ritrovò il suo amico perduto.
E Jim ebbe modo di finire l’appuntamento lasciato a metà quindici anni prima (che poi era anche uno dei punti da depennare dall’immensa lista delle cose da fare di Janet).

E ve lo devo dire: magari può essere considerato l’appuntamento più lungo della storia…ma, alla fine, andò assai bene!

E poi non dite che le liste non semplificano la vita!!

(Un racconto di Silbietta dell’Interno105 – All Rights Reserved – Thanks to Polepole del CircoloVizioso per aver suggerito la parola tematica di questa settimana)

Pensato da

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10 thoughts on “Writing Tuesday: Semplice (262/365)

  1. … ecco… che bello!!!
    E poi… adoooooooro l’ambientazione di questo racconto, lo sai, vero?! 😉

    p.s.: ehm… io ho riperso il treno: oggi è già mercoledì, vero? ^…^

  2. MA CHE BELLO!!!
    Mi è piaciuto un sacco!
    Della serie…. puoi scappare quanto vuoi ma se è destino che vi ritroviate prima o poi accade!
    Poi le liste io le adoro…son casinista e la lista mi aiuta a mettere “in fila i pensieri!”

    E adesso che semplice “è andato” … dedichiamoci a qualcosa di “astruso”..
    help!

    un bacio a tutte!

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