PECC: La verità dell’alba, il racconto della Ile (247/365)

Ed ecco a voi, la prima creazione della PECC.
La temeraria è la Ile di Makeupandtoys.

E questa è la prima declinazione di “Era una notte buia e tempestosa”.

Complimenti alla Ile per il bellissimo racconto e…ora aspetto le altre creazioni con curiosità!!

Buona lettura!! 🙂

La verità dell’alba

Era una notte buia e tempestosa.
Il vento soffiava insistente su Salem agitando con cattiveria tutte le lanterne e le decorazioni per la parata che si sarebbe svolta su Shetland Park.
A Salem i festeggiamenti per Halloween duravano un mese intero e la città si riempiva di turisti, curiosi, mercatini colorati, artisti di strada e gente in maschera. Era un vero spettacolo.
E anche quella notte, nonostante il tempo fosse inclemente, la città era agghindata a festa.
Qualcuno dimenticava a volte cos’era stata quella cittadina secoli prima e, per quale macabra ragione ancora oggi, fosse una delle  mete più gettonate dagli amanti del brivido.
Salem significava streghe.  Patiboli. Inquisizione.
Un gruppo di nanerottoli in tutine raffiguranti piccoli scheletri, con tanto di maschere tenebrose, si aggirava per Essex Street e ogni manina emozionata teneva un cesto, il cui fondo mostrava già i primi trofei.  – Dolcetto o scherzetto? – urlavano felici.
Nascosta dalla palizzata di cinta a tratti ammuffita della casa dalle sette cuspidi, Rebecca si mordeva le unghie annerite. Non sapeva cosa ci faceva in quel posto, in quella notte, in quel momento. Aveva aperto gli occhi e si era ritrovata lì, in quelle strade mai viste eppure dall’aria così familiare. – Questo posto lo conosco, ma sembra tutto così irreale, così fuori dal tempo – mormorò battendo i denti per il freddo. Continuava a guardarsi intorno con aria circospetta, sfiorando con le dita il legno scheggiato della palizzata come a volerne assorbire l’essenza, mormorando parole coperte dai tuoni e aguzzando la vista per non essere scoperta.
Da lontano le arrivavano voci allegre, spensierate, intervallate da brevi raffiche di vento che le scompigliavano i capelli arruffati.
Rebecca voleva capire, ma soprattutto voleva ricordare. Nulla di quel posto le era veramente familiare ma era l’odore dell’aria, se l’aria può realmente avere un odore costante nel tempo, a riportarla con il pensiero inesorabilmente a casa.
Vagò nella notte perdendo la cognizione dello spazio e delle ore, costeggiando la banchina di un rettilineo e uscendo dal centro abitato finché un cartello posto sul ciglio della strada non apparve, rischiarato da un lampo in lontananza. Una semplice frase “Benvenuti a Salem”.
In un attimo Rebecca fu risucchiata da un vortice di emozioni e di terrore. Sbandando, perdendo l’equilibrio per lo shock, si portò al centro di quella strada di nuovo buia, mentre da lontano un bagliore a lei sconosciuto diventava sempre più grande, sempre più palpabile, accompagnato da un rombo innaturale. Poi la vide. La creatura metallica a quattro ruote avanzava ad una velocità sorprendente con due lanterne tonde puntate dritte su di lei. – E’ la fine- pensò sbarrando gli occhi e attendendo l’impatto che l’avrebbe dilaniata. Ma il bagliore andò oltre e attraversò la sua figura senza averla neanche sfiorata.
Allora tutto fu limpido.  La consapevolezza la avvolse come un velo facendola risplendere come un ologramma.
La sua mente finalmente ricordava tutto e il suo cuore, immobile ormai da secoli, ebbe un fugace moto di gioia mentre i suoi passi la portavano prima incerti, poi sempre più rapidi, verso la meta del suo pellegrinare.
– Io sono Rebecca – disse al vento – ho assistito le partorienti, ho raccolto le erbe per guarire i malati, ho dato il mio conforto ai moribondi e sono stata una donna pia e devota alla chiesa. Io sono colei che questa citta ha impiccato sul patibolo urlando ‘strega’, il mio corpo lasciato a marcire e dato in pasto ai corvi. Io sono Rebecca e sono stata una donna buona. Ho visto il paradiso e gli angeli e loro mi hanno chiamato Santa.
Raggiunse il terreno abbandonato che un tempo ricordava così bene e con fare sicuro scostò il cancello arrugginito e scardinato dai secoli. L’antico cimitero era tetro ma Rebecca non aveva paura.  Lì aveva pregato quattrocento anni prima i suoi defunti e lì, da qualche parte, c’erano anche i suoi poveri resti mortali.
Ma lei aveva un altro compito quel giorno.
Raccolse dei fiori di campo e li depose sulle tombe dei suoi accusatori mentre copiose lacrime le rigavano il viso pallido. – Io vi perdono – disse.
E piano piano si dissolse nel vento.
Albeggiava ormai, il 31 Ottobre era passato senza che lei se ne fosse accorta. Era la luce del primo novembre che vide la sua scia scomparire. Era il giorno di tutti i Santi.

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5 thoughts on “PECC: La verità dell’alba, il racconto della Ile (247/365)

  1. Sono emozionata per essere stata la prima e felice che vi sia piaciuto.

    PS: silvia scusa se ho tolto il tag dal mio FB ma sai com’è…. la metà dei miei contatti sono colleghi e non sono molto propensa a far vedere loro il mio blog (visto il link verso makeupandtoys..) capisciammè!!!!
    Almeno sta valvola di sfogo la tengo x me 😉
    Quando mi dai l’ok lo posto pure io!

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