Writing Tuesday: Rotonda (217/365)

Il camion dei traslochi era quasi pieno.
Agli operai era rimasto soltanto di finire di imballare gli oggetti piccoli, quelli fragili e gli effetti personali della famiglia Blake.
Ad una ad una, le piccole scatole venivano caricate negli ultimi spazi disponibili.
Nel tirarne su una che, evidentemente non era stata chiusa a dovere, qualcosa non andò per il verso giusto:
i lembi si aprirono parzialmente e alcuni oggetti iniziarono a cadere in terra.
Gli operai si affannarono a raccogliere gli improvvisati fuggiaschi.
Un libro di ricette, un mazzo di tarocchi, una scatola di gessi colorati (probabilmente non più utilizzabili), una coppia di piccoli album pieni di vecchie foto.
E lei.
Colorata.
Rotonda.
Assolutamente irresistibile.
Una biglia, di quelle che si usavano una volta. Lievemente scheggiata per la caduta.
Ma miracolosamente intatta.
E, soprattutto, poco incline ad essere imprigionata in un’ordinaria scatola di cartone, messa alla rinfusa insieme ad altri oggetti di poco conto.
No, lei no. Lei meritava un trattamento speciale.
Ma, questo, gli operai non avrebbero potuto immaginarlo.
E probabilmente sarebbe tornata nel triste anonimato se, proprio in quel momento non fosse uscito il padrone di casa, pronto a partire.
Nel vedere la biglia ebbe come un moto di tenerezza e decise di promuoverla a compagna di viaggio.
Dopotutto era o non era stata lei, e solo lei, la sua fedele compagna di giochi e di spensierati pomeriggi d’estate?
Per quella biglia aveva lottato, tirato qualche pugno, sfidato il bulletto della spiaggia.
Ci aveva guadagnato un occhio nero, si.
Ma ogni volta che rimirava le rotondità multicolore del suo piccolo trofeo, si sentiva un re.
Invincibile.
Il bambino di un tempo prese la biglia, la rimirò, la tirò in aria e la riprese con uno scatto pronto.
Poi, con estrema delicatezza, la mise in tasca ed entrò in macchina.
Accese il motore, cercò la sua stazione radio preferita e partì.
Verso la sua nuova vita.
Con il passato in tasca.
Un passato che, nel frattempo, fremeva per tornare a galla.
Perchè anche la biglia aveva riconosciuto nell’uomo quel ragazzino che la portava alle gare in spiaggia.
Era lui, il noioso e non particolarmente simpatico adolescente che, un giorno, l’aveva rubata con la forza al suo padrone originario.
Lui si che era una persona speciale.
La biglia odiava quel moccioso attaccabrighe.
E lo stesso odio profondo lo aveva provato nel rivederlo uomo.
Perchè, ad un certo punto, affascinato dai giochi elettronici aveva rinchiuso lei e le sue rotondità in una scatola polverosa.
E in lei l’odio e il desiderio di vendetta era cresciuto giorno dopo giorno…ora doveva soltanto trovare il modo di uscire da li…

Standing on your momma’s porch
You told me that you’d wait forever
Oh and when you held my hand
I knew that it was now or never
Those were the best days of my life
Oh yeah… back in the summer of 69

La voce di Brian Adams sembrò come catapultare l’uomo nel passato.
Alle sue estati di bambino.
Alle avventure sulla spiaggia.
Alla biglia.
Così irresistibile.
Così rotonda.

Quasi senza accorgersene la tirò fuori dalla tasca e, continuando a guidare con una mano, iniziò a giocherellare con il suo piccolo trofeo, canticchiando il familiare motivo.
La biglia era al settimo cielo: finalmente vedeva la luce, il paesaggio circostante.
E, dopo tutti quegli anni, poteva attuare la sua vendetta.
Si guardò intorno e scorse, alla fine della curva, una macchina che arrivava dalla parte opposta.
<<Presto! Devo agire in fretta!>> – pensò.
E, quando l’uomo la lanciò in aria per l’ennesima volta, lei si sporse tutta fino a cadere dal lato del passeggero.
L’uomo, si guardò per un istante intorno, lievemente smarrito.
Se avesse continuato a pensare come un adulto la biglia, probabilmente, sarebbe rimasta li almeno fino alla prossima stazione di servizio.
Ma era estate.
C’era quella canzone.
E lei era li, perfettamente rotonda e pronta a farlo tornare nuovamente bambino.
Dio solo sa quanto lui avesse bisogno di rivivere un po’ di spensieratezza dopo quell’anno così faticoso!
Non ci pensò un attimo.
Tornò di nuovo su quella spiaggia, ai suoi dodici anni e si chinò per raccogliere la biglia caduta nella sabbia.
Solo che lui non aveva più dodici anni.
Non si trovava su una spiaggia.
E non c’era in giro nemmeno un granello di sabbia.
Ma lui era felice.
Sorrideva, quando l’auto che arrivava a tutta velocità dalla parte opposta si schiantò contro la sua macchina.
E quando i pompieri tirarono fuori il suo corpo senza vita, continuava a sorridere.
Anche se il sangue rappreso lo rendeva più simile ad un ghigno inquietante.
Ma la più felice era lei, la biglia.
Uscita incoluma anche stavolta.
E decisa a ritrovare il suo padrone originario. Il suo unico, grande amore.
Rotolò via dal luogo dell’incidente.
Verso la libertà.
Alla ricerca della sua felicità.
Colorata.
Irresistibile.
Pericolosa.
Rotonda.

(Written by: Silbietta dell’Interno 105 – All Rights Reserved – 2011 – Thanks to: Piccolastella per l’ispirazione di questa settimana…anche se, te lo dico col cuore, all’inizio ti avrei strozzato volentieri!! 😉 )

E ora non vedo l’ora di leggere le vostre declinazioni della parola rotonda: avanti, stupitemi!! 🙂

Pensato da

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17 thoughts on “Writing Tuesday: Rotonda (217/365)

  1. Senti, io sto già aspettando la seconda parte della storia… anzi, sarebbe ancora più bello se con tutte quelle parole si potesse scrivere un’unica storia. Quella di quella testardissima e pericolosissima biglia… 🙂

    p.s.: l’alunna ha già capito fischi per fiaschi! E non è partita dalla prima parola, ‘rotonda’, ma da quella che al momento, la ispirava di più… mi perdonerai? 😉 http://ilcircolovizioso08.blogspot.com/2011/09/writing-tuesday-gioia.html

  2. Silbi che bello..è scritto davvero bene ed ho provato sensazioni sognanti ed era come tuffarsi in quei fashback del passato..ma, sono sincera, ci sono davvero rimasta male per il finale 🙂 non me l’aspettavo proprio..sono una da happy-end 🙂
    e forse perchè mentre leggevo pensavo che la biglia sarebbe finita in un’altra macchina con un nuovo padroncino o cose così. Cmq mi ha stupito e sinceramente non è facile farlo con me..sono molto intuitiva e spesso so già come un libro o un film vogliono andare a parare. complimenti.
    qui trovi il mio esercizio :)http://attimidiletizia.blogspot.com/2011/09/writing-tuesday_20.html
    bacioni
    Antonella

    • E’ che, credo, la lettura prolungata di It mi ha in qualche modo influenzata…anche mio fratello che mi fa leggere i suoi thriller in anteprima in effetti… 🙂
      Anche a me piace l’happy end…solo che qui era troppo troppo scontato…e il lato oscuro è lievemente uscito fuori!

  3. Perchè mi avresti strozzato :((((((
    Comunque sai che io pensavo a tutt’altro quando ti scrissi quella parola?
    Bello!
    Sei bravissima!

    • Grazie troppo buona! 🙂
      Ti avrei strozzato amichevolmente (figurati se posso arrabbiarmi con te!!) 🙂
      Perchè mi hai messo abbastanza in crisi…non sapevo cosa scrivere….
      Ma devo anche ringraziarti…perchè in effetti alla fine quello che ho scritto mi piace molto.

      Grazie grazie Nico 🙂

  4. silbi infatti sono contenta di mi hai stupita alla fine 🙂
    anche a me la parola rotonda, in un primo momento, mi ha messo in crisi. Ma sono soddisfatta di quello che è uscito 🙂 grazie piccolastella..ma tu poi a cosa pensavi?
    ciao

  5. oh che bello Silbi 🙂 in effetti sul finale c’é un po l’impronta di famiglia …dai che mi diventate i prossimi Carofiglio

  6. Brava Silbi, avessi un pò più di tempo mi piacerebbe partecipare a tutto questo, ma non ce la faccio proprio. brava.

  7. Uddio la parola “rotonda” non so perchè ma mi ha fatto pensare subito ad una certa persona.. ahahahahahah mi perdonerai? Io ci avrei fatto sopra un bel racconto humour

    • hahahahahaha ile….in effetti è stato anche il mio primo pensiero (chissà se la fine dark l’ho creata inconsciamente pensando a quello??) 😀

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