IT (183/365)

Perchè, prima o poi, si devono affrontare le proprie paure.
E, a proposito di grandi paure, oggi ho deciso di incominciare a leggere questo enorme libro di Stephen King.
Enorme non solo per la lunghezza (1300 e più pagine), ma anche perchè, di fatto è una storia di quelle che ti restano impresse a vita.
E parlo per esperienza.
Perchè questa è, a tutti gli effetti, la mia seconda volta con questo romanzo.
La prima volta avevo 16 anni e il mio fratellino scrittore qualche mese.
Era agosto (per la serie A volte ritornano!).
E io, come succede ogni volta che leggo un libro di King, mi ero completamente immersa nel suo mondo “da paura”, abitato da personaggi problematici e da creature spaventose.
Non riuscendo MAI  a staccarmene.
Tanto che, nonostante la lunghezza non indifferente, ero riuscita a terminarlo in 4 giorni!
Certo, senza contare l’ “incidente di percorso” durante la lettura…
Mia madre mi chiede di portarle il borotalco che è in bagno, che lei sta cambiando mio fratello.
Io che mi dirigo in bagno continuando a leggere.
Ero arrivata al punto in cui una bambina, in bagno, viene trascinata via da una mano che sbuca dal lavandino.
Leggevo proprio quel passaggio quando ho aperto la porta del bagno.
(torniamo un attimo indietro: non lo sapevo, ma mia madre aveva acceso la lavatrice….che in quel momento era ferma, ma si stava preparando per fare la centrifuga finale….)
Indovinate QUANDO è partita la centrifuga?
Esatto. Proprio nel momento in cui ho aperto la porta!
Sarà stato forse per quello che non ho più letto It per tutti questi anni? 🙂
Comunque stavolta avrò una difficoltà in più: lo leggo in inglese.
E visto che devo anche leggere per recensire su Zebuk…vedo e prevedo che stavolta il mio incubo preferito mi terrà compagni per almeno un mese!!

It, Stephen King

To the children, the town was their whole world. To the adults, knowing better, Derry Maine was just their home town: familiar, well-ordered for the most part. A good place to live. It was the children who saw – and felt – what made Derry so horribly different. In the storm drains, in the sewers, IT lurked, taking on the shape of every nightmare, each one’s deepest dread. Sometimes IT reached up, seizing, tearing, killing …The adults, knowing better, knew nothing. Time passed and the children grew up, moved away. The horror of IT was deep-buried, wrapped in forgetfulness. Until they were called back, once more to confront IT as IT stirred and coiled in the sullen depths of their memories, reaching up again to make their past nightmares a terrible present reality.

Pensato da

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3 thoughts on “IT (183/365)

  1. Sai che anch’io l’ho letto in una cada estate intorno ai miei 16 anni , però al momento non ho intenzione di rileggerlo 😀

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