Non conosco il tuo nome (136/365)

«Lui aveva continuato a camminare. Le disse […] degli ingorghi caotici che era riuscito a evitare, della processione di individui ignari che aveva incrociato. Le disse che era crollato come ai vecchi tempi quando aveva raggiunto una panchina nei pressi dell’East River, dove il suo corpo aveva ceduto. Le disse che aveva appallottolato la giacca a mo’ di cuscino e che si era tolto la cravatta, sudando malgrado il freddo. E che un’ora dopo si era svegliato, inorridito. “È tornata” disse».

La mia wishlist libresca è lunghissima.
Decisamente troppo.
Non so se riuscirò mai a leggere tutti i libri che ci sono segnati (anche perchè trattasi di lista molto mobile, che aumenta con l’aumentare delle nuove uscite o della scoperta di autori mai presi in considerazione prima. Perchè, da questo punto di vista, non ho davvero nulla da invidiare a Becky Bloomwood. Anch’io, come lei, prima o poi, trovo nuovi campi e orizzonti dove sfogare le mie voglie shopaholiche…nel mio caso solo ed esclusivamente in fatto di libri). Ma, ogni tanto, riesco a spuntare qualche titolo.
Il libro che inizio a leggere oggi fa parte, appunto, di quell’immensa lista.

La trama

Tim è un uomo giovane e attraente, e il passare degli anni sembra avergli donato il fascino luminoso e intenso di un attore di teatro. La moglie Jane conserva intatto il suo amore per lui, e attraverso le piccole difficoltà di ogni giorno il loro matrimonio ha acquisito la forza di un vero legame, complice e sentimentale.
Nonostante le lunghe ore passate in ufficio, Tim lavora con passione. È socio di un autorevole studio legale di Manhattan, e ciò che fa è importante per i colleghi e per se stesso.
A casa, quando la figlia Becka si nasconde dietro la sua chitarra, con i capelli da rasta e un corpo che non ha ancora superato le rotondità paffute dell’infanzia, Tim riesce sempre a donarle le bugie oneste di un padre, convinto che la figlia sia la ragazza piú bella del mondo. Tim ama sua moglie, la propria famiglia, il lavoro, la sua casa.
Ma un giorno Tim si alza ed esce. Esce dalla casa, dalla famiglia, dall’ufficio, dalla calda dimora degli affetti, dell’amore, della sicurezza. Esce e inizia a camminare. Per non fermarsi mai piú.
La sua è una malattia che lo spinge a mettersi in marcia senza potersi arrestare, perdendosi nei meandri della città, nelle periferie, nei sobborghi, nelle strade di campagna. Fino a quando, senza forze, come in trance, crolla e si addormenta. Per ritrovarsi privo di memoria in un luogo sconosciuto, e chiamare e implorare la moglie perché lo venga a recuperare.
È una malattia senza nome, insinuante, che non lascia scampo. Non ci sono dottori, terapie, cure. Forse non esiste neppure, quella malattia, è solo un desiderio profondo e invincibile: lasciarsi indietro il fulgore soffocante e irresistibile della felicità.
Un romanzo di bellezza abbagliante sul matrimonio e sulla famiglia, sulle forze imprevedibili della natura e del desiderio. La storia lancinante e commovente di una vita che si dà per scontata e di quello che accade quando tutto ciò che siamo viene improvvisamente gettato via.

Pensato da

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5 thoughts on “Non conosco il tuo nome (136/365)

  1. Io sono un pò come te Silbi, amo tantissimo leggere e trovo il tempo di farlo preferendo la lettura alla tv ad esempio o leggendo in ogni momento libero…purtroppo la lista aumenta sempre.

  2. Io non ho una wishlist… mi lascio travolgere al momento da un consiglio, una recensione, una promessa… E raramente rimango delusa.
    Questo libro mi intriga assai

    • Diciamocelo chiaramente: l’unico motivo per il quale tengo la wishlist è che, vista la mia memoria ballerina corro il rischio di dimenticare qualche libro per strada…e, infatti, la wishlist cresce con il tempo anche per colpa del fatto che mi lascio travolgere pur’io da consigli, recensioni ecc… 🙂

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