Via dalla pazza folla (36/365)

 

"Crowded Street" - Stock Photo by mzacha

Martedì 8 Febbraio 2011.
Ore 11:25.
Esattamente 35 minuti fa ho acceso il mio pc a lavoro. Perchè è stato allora che sono riuscita ad arrivare in ufficio.
Ma andiamo con ordine.
Ore 07:10.
Esco di casa, soddisfatta perchè non  solo mi sono svegliata presto (e neppure tanto rincoglionita..), ma perchè ho lasciato l’Interno in condizioni più che decenti…e anche la Saruccia stamattina non ha fatto troppe tragedie greche per alzarsi. Insomma, la mattinata è iniziata bene e in modo ordinato.
Il che mi aveva fatto quasi gridare al miracolo.
A ben pensarci, però, avrei dovuto sentire l’odore rancido della fregatura…
Ore 07:35.
Passo i tornelli della Metro di Anagnina e scendo le scale per andare a prendere il treno. Mi guardo intorno e constato che, dopotutto, non c’è nemmeno così tanta gente. Che bello, riesco a sedermi!!
(Già, la puzza oramai avrebbe dovuto sovrastarmi….ero distratta, mi sa!).
Ore 07:40.

“Si avvisano i signori viaggiatori che, a causa di problemi tecnici la linea è interrotta nel tratti Colli Albani – Ottaviano e viceversa. Dalla fermata di Colli Albani sono stati richiesti i mezzi sostituitivi di superficie.”

No.  Scusa signora speaker. Ma come SONO STATI RICHIESTI??? Non hai detto SONO A DISPOSIZIONE…(e li, un piccolo brivido lungo la schiena è stato il primo segnale che la giornata NON sarebbe continuata affatto bene…).
Ore 08:25.
Arrivo a Colli Albani.
No, parliamone. Di solito ci mette una decina di minuti per arrivare li….
Esco fuori dalla metro: una folla oceanica.
Professionisti con la ventiquattr’ore e l’iphone che chiamano in ufficio per dire che arrivano…non si sa bene quando ma arrivano…
Donne con i bambini piccoli da portare al nido, pellegrini che tentano di arrivare a S. Pietro, strani individui con la macchina fotografica ultra professionale che fanno scatti estemporanei sulla folla che inizia a dare i primi segni di malcontento.
Un’unica domanda: Ma i mezzi sostitutivi di superficie….‘NDO STANNO??
Alla fine, in lontananza….arriva lento lento causa traffico e folla che intralcia la strada 1 bus.
No dico: 1 bus. Sono le 9 passate…ad occhio la situazione è così da prima che prendessi la metro io…voi avete idea di quanti treni sono arrivati a Colli Albani nel frattempo? E un bus quanta gente contiene di solito? 70 persone? I miei più sinceri complimenti per l’organizzazione!
Ore 9:35.
Telefono per la seconda volta in ufficio…sono ancora appiccata a Colli Albani…la gente oramai fa a cazzotti per entrare sugli scarsi bus (tra l’altro già pieni come un uovo dato che partono dalla stazione precedente…gli amministratori della Metrebus, di secondo nome, fanno Fox, non ce lo sapete??). Io ho quasi perso le speranze di riuscire a combinare qualcosa…
Mentre parlo al cellulare cammino nervosamente avanti e indietro e mi allontano un pochino dalla folla….e sento un addetto della metro che dice, con vocina flebile “Guardate che la metro ha ripreso a camminare!”….no dico, ma magari dillo anche a quelli che si stanno uccidendo li davanti!!
I pochi che erano con me si precipitano sulle scale per scendere e andare a prendere il treno….una fiume umano…
Io mi guardo intorno e valuto la situazione: Il servizio è ripreso, oramai non serve a nulla mettersi a correre…per quale motivo? per arrivare primi e sedersi? col rischio di cadere dalle scale, magari..?
Intravedo un bar….mi avvio, a fatica verso il mio obiettivo, entro, ordino un cappuccino (che i piedi erano in fase di congelamento), me lo gusto con calma…e quando esco le scale di ingresso sono vuote.
Ma chi me lo faceva fare a scazzottare pure li???
Comunque, vorrei davvero che, una volta tanto, Roma fosse più vivibile.
Soprattutto durante le emergenze.

Il libro che vi consiglio oggi….beh, era quello col titolo decisamente più azzeccato (se avessi puntato sui film, lo sapete, sarebbe stato Un giorno di ordinaria follia…).

Via dalla pazza folla, Thomas Hardy

“A scarnirlo dalla meravigliosa tessitura in cui è intrecciato – scrive Attilio Bertolucci – il romanzo presenta la struttura semplice, quasi elementare, delle ballate popolari… O del melodramma, verrebbe voglia di aggiungere: non manca neppure il basso continuo del coro villereccio, con voci soliste che di tanto in tanto se ne escono fuori in effetti, per lo più comici, irresistibili. Ma come si fa a scarnirlo, se si è continuamente presi nell’incantagione della sua musica e dei suoi colori, nel suo tempo lento, bradicardico, con appena qualche accelerata convulsa nei momenti tragici?”

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4 thoughts on “Via dalla pazza folla (36/365)

  1. Ma non mi dire che tu devi fare ‘ste vite per andare a lavorare! (Quando lavoravo prendevo il treno e la corrira sostitutiva del treno e quello che c’era… quasi un ora per fare 30 km in linea d’aria…)
    certo che quando ci sono di mezzo i trasporti…
    Sù con la vita!

    • Io, ogni santa mattina attraverso Roma coi mezzi pubblici…è un delirio.
      Tante volte vorrei vivere in un paesino piccolo…dove, per arrivare dall’altra parte ci impieghi al massimo 10 minuti.
      Oggi ho visto scene apocalittiche…poi diciamo l’India…nooo…basta venire a Roma quando si rompe la metropolitana…altro che Intifada del Pane!! 😦

  2. Io voglio farvi ridere (o piangere…). Abito in una piccolissima città del nord, dove, però, gli autobus servono in modo sufficiente solo la tratta urbana e non quella suburbana, e sono carissimi. Le strade sono troppo poche (e qualcuno ha pure pensato di far arrivare entro breve qualche migliaio di militari americani…) e ci sono praticamente solo sensi unici. Bene, per attraversare una città che è grande come una pozzanghera (in tutti i sensi…), io ci metto praticamente un’ora nell’ora di punta. In macchina, ovviamente. Da non credere…

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