La manomissione delle parole (24/365)

"Lost in words" - Stock Photo by asifthebes

Prima o poi qualche frase la dovevo scrivere anch’io.
Oramai sembra che, su qualunque canale ci si sintonizzi, le uniche notizie di un certo spessore riguardino sempre la stessa persona.
E puntualmente le notizie sono sempre e soltanto di un tipo: quello che imbarazza e preoccupa.
No, non voglio lanciare attacchi o altro.
Sono già basita per conto mio.
E’ che mi viene da commentare come poi, ad ogni attacco, la suddetta persona risponda attaccando di nuovo e manipolando le parole dette da altri per gettare ombre su chi lo accusa.
Va beh, parlando di altro (che è meglio…)….sarà .che il freddo gelido di questi giorni mi ha un po’ ibernato….ma non ho molta voglia di scrivere lunghi papiri oggi.
E un po’ si vede…sfido chi mi legge a capire dove voglio andare a parare! 🙂 (poi magari spiegatelo anche a me che non l’ho ancora capito…).
Chissà…magari ho manomesso anche le mie di parole!!
Il libro di oggi è uno di quelli che vorrei leggere quest’anno…e quindi, diamo la parola alle parole (oddio…qualcuno mi salvi!!!) 🙂

La manomissione delle parole, Gianrico Carofiglio

Le parole servono a comunicare e raccontare storie. Ma anche a produrre trasformazioni e cambiare la realtà. Quando se ne fa un uso sciatto e inconsapevole o se ne manipolano deliberatamente i significati, l’effetto è il logoramento e la perdita di senso. Se questo accade, è necessario sottoporre le parole a una manutenzione attenta, ripristinare la loro forza originaria, renderle di nuovo aderenti alle cose. In questo libro, atipico e sorprendente, Gianrico Carofiglio riflette sulle lingue del potere e della sopraffazione, e si dedica al recupero di cinque parole chiave del lessico civile: vergogna, giustizia, ribellione, bellezza, scelta, legate fra loro in un itinerario concettuale ricco di suggestioni. Il rigore dell’indagine – letteraria, politica ed etica – si combina con il gusto anarchico degli sconfinamenti e degli accostamenti inattesi: Aristotele e don Milani, Cicerone e Primo Levi, Dante e Bob Marley, fino alle pagine esemplari della nostra Costituzione. Ne derivano una lettura emozionante, una prospettiva nuova per osservare il nostro mondo. Chiamare le cose con il loro nome è un gesto rivoluzionario, dichiarava Rosa Luxemburg ormai un secolo fa. Ripensare il linguaggio, oggi, significa immaginare una nuova forma di vita.

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