Una buona scuola (17/365)

 

"Girl drawing back to school" - Stock Photo by cienpies

Ci siamo.
Hai voglia che faccio finta di nulla.
Oggi pomeriggio abbiamo la riunione a scuola dove ci illustreranno le possibilità di scelta che abbiamo per iscrivere la Saruccia alle scuole elementari.
In realtà all’inizio pensavamo di non avere grossi problemi e di optare per la stessa scuola dove va ora.
Solo che…
…ti pareva non ci fosse un ma…!
“Grazie” alla nostra “carissima” Ministra della Pubblica Istruzione e al famigerato maestro unico….nella scuola elementare del comprensorio dove va Saruccia da quest’anno è disponibile una sola classe a tempo pieno (voi ve l’immaginate, nevvero, i genitori che fanno a gomitate per aggiudicarsi quell’unica, fortunella sezione, si?).
L’alternativa sarebbe la scuola dove va ora il nipotone (e diciamolo: visto che ci va lui, comunque ai miei ogni tanto capita di andarlo a prendere), dove tutte le classi sono a tempo pieno.
Comunque, oggi vedrò di capirci meglio.
L’importante è che, alla fine, si faccia una scelta oculata, che magari tenga conto di più fattori (vicinanza ai nonni, metodi di insegnamento, ricongiungimento con parte delle compagnucce di materna).
Insomma, comunque sia si tratta di un passo importante.
Dopotutto deve passarci 5 anni della sua vita.
E non voglio che ci siano troppi traumi (che già il passare dalle canzoncine e i disegni, ai compiti a casa non è proprio una passeggiata).
Il titolo di oggi mi sembrava assai azzeccato….ed è decisamente in tema con il mio proposito di leggere più autori americani contemporanei.
Ma ve lo ricordate voi, com’è stato il vostro primo giorno di scuola?

Una buona scuola, Richard Yates

In un’America alle soglie della seconda guerra mondiale, un collegio maschile del New England è il teatro delle avventure di William Grove – alter ego dell’autore – che cerca un riscatto dai soprusi dei coetanei affermandosi come reporter del giornalino scolastico; di Jack Draper, professore alcolizzato alle prese con i ripetuti tradimenti della moglie; e di Edith Stone, la figlia del preside, che si innamora del ragazzo più popolare della scuola. Le vite degli studenti e degli insegnanti si intrecciano in una tela imprevedibile, le cui maglie s’infittiscono via via che si avvicina l’ombra della chiamata alle armi.

 

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11 thoughts on “Una buona scuola (17/365)

  1. In effetti la scelta della scuola è sempre un passo importante. Io non mi ricordo il mio primo giorno di scuola, ma ricordo esattamente quello dei miei figli!!!In bocca al lupo per la scelta Silbi.

  2. Ho proprio qui davanti il modulo, ma io non tentenno. Lo lascio lì dov’è, meno traumi, molti compagnetti che restano e l’ambiente che conosce ormai meglio delle sue tasche.
    La sezione a tempo pieno è in forse ma intanto io la crocetta l’ho messa. 🙂

    • Da me la situazione è opposta proprio per la mancanza del tempo pieno…e i suoi di amichetti sono più propensi ad “espatriare” 🙂
      (e comunque, la materna li mi ha parecchio deluso…certo le elementari sono un’altra cosa…ma chi lo sa?)

  3. guarda, anch’io sono nel panico! la scuola del paese, quella dove vanno le amiche delle gem e dove mia madre le andrebbe a riprendere a piedi, ha una sola sezione che il prossimo anno sarà composta da 29 seienni! secondo te cosa imparano? credo che alla fine le manderò nel paese vicino, in pulmino, in una classe di 15 bambini.

  4. Velle a seguire 29 pesti! Se poi fanno il tempo pieno, dove si suppone facciano anche i compiti, i bambini non sarebbero controllati a dovere…

  5. …fiu, ancora un anno! Certo non vi invidio, io sono ancora fortemente in dubbio sul tempo pieno, come si fa ad essere sicuri di quello che propongono…Vabbè, leggerete lo stesso post firmato da me fra 365 giorni.
    In bocca al lupo Sil!!! 🙂

    • Allora ieri sono andata a sta benedetta riunione.
      A parte il preside (che mi faceva voglia di prendermi a randellate a mo’ di Aldo Giovanni e Giacomo…..leeeento da morire….due sonni…!!) con le sue idee un po’ così…tipo educazione fisica: si si fa ma una sola volta un’ora a settimana, per non togliere ore all’insegnamento…poi il pomeriggio non è che ti fanno fare i compiti per casa, no….altre ore di matematica, italiano, scienza ecc….
      Mi sembrava un po’ la presentazione di una scuola per piccoli geni: niente divertimento un mare di studio.
      No ma….per poter avere il punteggio come genitori lavoratori dobbiamo farci fare una dichiarazione dal datore di lavoro con indicato l’orario di lavoro (eh…che se i genitori lavorano di notte non vale….)….va bene…non pensavo fosse così complicato iscrivere un figlio alla scuola dell’OBBLIGO, porcapaletta….

      • Ecco: col tempo pieno i compiti a casa mi disturbano.
        Ma ci rendiamo conto che sti topolini hanno 6, dico 6, anni… E io non sono una che si lamenta di fronte alle difficoltà. Uff, che peso!

        • Ma si infatti.
          Cioè, io mi aspettavo si, magari un po’ di ripasso del programma, ma in modo leggero, dopotutto è pomeriggio e sono già stanchi dalla mattina…ma anche qualche attività che ne so? musica, teatro…. E il preside: Mica posso chiedere ai miei insegnanti di trovarsi un buco tra le attività di certi professionisti?
          Niente, più ripeto le sue parole e più non ce la voglio mandare li…..

  6. IO ho insegnato 12 anni al tempo pieno: non si fanno i compiti al pomeriggio, si fa lezione, perché il giorno è distribuito in modo diverso e le attività sono molto più intervallate da “pause”. Le ore didattiche sono identiche… Si cerca di lavorare in modo più attivo, assegnando compiti per casa solo a quegli alunni che hanno davvero bisogno di fare qualcosa in più…
    I bimbi si abituano, giocano tanto insieme, si legano in un modo incredibile, il rapporto con le insegnanti diventa “una cosa per la vita”… Unico neo: classi di 27 – 29 bimbi, da morire…
    Di fronte a questo, forse è meglio il piccolo paese, con i 15 bimbi per classe… Che bello! L’ho provato solo una volta, ed è stato altrettanto “forte”
    … In bocca al lupo per la scelta!
    Ciao 🙂

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